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  • AleSmith

    AleSmith Brewing Company è un birrificio artigianale americano fondato nel 1995 da Skip Virgilio e Ted Newcomb a San Diego, in California.
    Nel 2002 la fabbrica di birra è stata acquistata dal mastro birraio della compagnia, Peter Zien. Zien è un BJCP "livello Grand Master 1" , l'unico nella contea di San Diego.

    AleSmith produce una grande varietà di birre, molte delle quali, hanno un alto tenore alcolico e sono fortemente luppolate. Le birre hanno una reputazione molto positiva tra gli appassionati di microbirrificio e luppolo.

  • Anchor Brewing

    Anchor Brewing Company è una distilleria specializzata nella fabbricazione di birra ed alcolici con sede a San Francisco, in California. Fondata nel 1896, l'industria della birra fu riacquistata nel 1965 dal suo proprietario attuale, Fritz Maytag (Frederick Louis Maytag III per lo stato-civile), che la spostò nel 1979. È la sola industria della birra che produce la birra vapore (steam beer), anche chiamata California common beer.

    Negli anni 80, la birra di Maytag, l'Anchor Steam Beer, inizia ad essere osservata a livello nazionale. La domanda esplode, e numerosi imitatori emulano il suo successo, una concorrenza che Maytag accoglie favorevolmente, non potendo soddisfare di per sé la sete improvvisa di birra artigianale del paese. L'ampiezza delle vendite delle microbrasserie, si vede anche la comparsa di numerosi pub, dove la birra è trattata sul posto in piccole quantità e spesso anche nei ristoranti.

  • Cigar City

    La Cigar City Brewing fu fondata nel 2008 da Joey Redner, un passato prima da publican, poi da homebrewer, nonchè da cronista "brassicolo" su alcune riviste locali. Joey gestisce gli aspetti strutturali e commerciali del birrificio, mentre in sala cottura c'è Wayne Wambles, anche lui un ex homebrewer ma con già esperienze professionali in altri birrifici. La Cigar City si caratterizza per un'offerta brassicola abbastanza variegata, composta di sole due birre regolari e molte altre stagionali, barricate o celebrative, quasi tutte con una gradazione alcolica superiore ai 7 gradi.

  • Crooked Stave

    Crooked Stave, birrificio fondato da Chad Yakobson a Denver (Colorado), attivo dal 2010 e che si definisce “specializing  in 100% Brettanomyces fermentations and barrel-aged sour and wild ales”.

  • Dark Horse Brewing Co.

    Dark Horse Brewing Company, in attività dal 1997 a Marshall, Michigan, USA sotto la guida del proprietario e mastro birraio Aaron Morse.

  • Dieu du ciel (Canada)

    Questo micro birrificio viene aperto nel 1998 da Jean-François Gravel, Patricia Lirette e Stéphane Ostiguy, compagni di studi (microbiologia) ma è Jean-François ad apprendere la passione dell’homebrewing dal padrino e dai libri di Papazian. Ad agosto 1998 un ex-ristorante russo all’angolo di Rue Laurier e Rue Clark viene convertito in brewpub: Dieu De Ciel!  sarebbe stata l’esclamazione (equvalente a "Oh My God!") che Jean-François disse dopo aver assaggiato la sua prima birra prodotta in casa.  Patricia lascia la società nel 2006, rimpiazzata (anche nell’azionariato) dal birraio Luc Boivin, esperienza decennale alla Les Brasseurs du Nord. Luc e la moglie Isabelle Charbonneau diventano “titolari” del processo di espansione ormai necessario, visto che la produzione nei modesti locali del  brewpub di Montreal non più essere incrementata e non c’è neppure lo spazio per installare una linea d’imbottigliamento, una necessità ormai improrogabile. Viene così trovato un nuovo edificio (16.000 metri quadri) a St. Jerome, 60 chilometri a nord di Montreal, vicino a casa di Luc ed Isabelle, che viene inaugurato nel 2007 e che permette di arrivare a 3500 hl/anno. Nello stesso anno vengono finalmente distribuite le prime bottiglie, mentre nel 2008, attiguo al nuovo birrificio, viene aperto un (brew)pub, analogo a quello di Montreal. Nel rapido riassunto della storia di questo birrificio canadese non va omessa la figura di  Yannick Brosseau, autore di tutte le bellissime etichette.

  • Founders

    Mike Stevens e Dave Engbers, amici dai tempi del college ed homebrewers, fondano nel novembre 1997 a Grand Rapids (Michigan) la Canal Street Brewing Co., abbandonando le loro precedenti occupazioni; è la conclusione di un lungo progetto partito tre anni prima, passati ad elaborare ricette, disegnare etichette e scegliere la giusta location. La scelta cadde su un edificio fatiscente in Monroe Avenue (il Brass Work Buildings), un tempo nota come Canal Street, dove nel 1800 avevano sede la maggior parte dei birrifici di Grand Rapids. Le prime etichette delle bottiglie riportavano infatti una vecchia fotografia in bianco e nero che raffigurava quattro birrai seduti su di un grande barile di legno; su di loro capeggiava la parola "Founders", ovvero i "fondatori" (della birra a Grand Rapids). Racimolati i fondi necessari tra amici, conoscenti ed un prestito di 350.000 dollari da una banca, parte l'avventura della Canal Street Brewing Co. LLC (il nome della società è ancora questo) che ben presto viene però conosciuta da tutti solamente come Founders. Stevens ed Engbers si occupano di tutto, dalla produzione di birra alla gestione del brewpub annesso, con l'aiuto di qualche amico e volontario, ma le cose non vanno secondo le attese.

  • Hoppin Frog

    Akron, Ohio, la “capitale mondiale della gomma”, come la definiscono i suoi abitanti: qui infatti ha la propria sede la Goodyear, leader mondiale in questo settore (e qui è nato anche LeBron James, stella del firmamentoNBA) . E proprio nei pressi del grande plesso industriale della Goodyear (vicino anche all’aeroporto) si trova la sede produttiva del birrificio della “rana saltellante”, Hoppin’ frog, appunto. Il patron (e anche head brewer) è Fred Karm, un ingegnere che comincia  a “baloccarsi” con la birra nel 1990, e che dal 1997  invece lo fa per lavoro. In quell’anno infatti viene chiamato a lavorare in un ristorante locale, della catena Thirsty Dog, dotato di anche un piccolo impianto produttivo di birra. E ci resta (raccogliendo anche diversi riconoscimenti) fino al 2005, quando il ristorante chiude i battenti (anche se la Thirsty Dog resta una fabbrica di birra). Fred comunque capisce che fare birra è il suo mestiere e nel 2006 apre il “proprio” di birrificio, facendo affidamento sull’aiuto economico di diversi amici e su di un consistente prestito bancario. 2.000 metri quadri la prima location, che oggi sono già diventati 6.000, per poter star dietro al ritmo delle richieste del mercato.

  • Jester King

    Jester King Craft Brewery, fondato nell’autunno del 2010 ad Austin, in Texas. E’ giudato dal birraio Jeffrey Stuffings, aiutato dal fratello Michael e da Ron Extract. Un birrificio giovane che è però partito subito a tutta velocità cimentandosi in molti diversi stili: dalle fermentazioni spontanee agli invecchiamenti in botte, dalla Berliner Weisse alle Saison, passando per imperial stout (anche in versione sour) ed alcune collaborazioni con Mikkeller che hanno portato l'attesa risonanza nell’affollato panorama dei Beer Geeks.

  • Jolly Pumpkin

    Dopo ben 13 anni di studio, produzione casalinga, consulenze a destra e a manca, “viaggi di istruzione”. E’ un tipo eclettico, Ron Jeffries (che gestisce il tutto assieme alla moglie Laurie, al figlio Daemon di 17 anni e all’amico Sean Brennan), forse il più eclettico, innovativo e fantasioso brewer degli USA, con un  “cervello che funziona in maniera strana” (dice ironicamente di sé).  Un po’ “piratesco” anche nell’aspetto (capelli lunghi, orecchino, fisico allampanato), ha voluto giostrare sulle note ironiche anche la scelta del nome della brewery, un gioco di parole legato al Jolly Roger di piratesca memoria e alla festa preferita (halloween). Dualità del nome che riflette anche la dualità della propria filosofia produttiva: complessità del gusto accanto alla semplicità degli ingredienti e del processo produttivo. Le sue sono birre “tutte artigianali”, anzi, di più: sono farmhouse ales, “birre di campagna”, dichiaratamente  “nemiche” di tutti i Budweiser-dipendenti. Dice, sempre Ron, che la birra è essenzialmente un prodotto agricolo, proprio come il pane; e proprio come per il processo di panificazione, nella creazione della birra, è quello che ci metti dentro che conta. Usa l’invecchiamento in botte di rovere per le sue birre, cosa che conferisce loro, attraverso la presenza dei Bretta, una straordinaria complessità ed una “terrosità” inconfondibile. Accurato il design del logo (che ricorda molto la grafica usata da Tim Burton per A nightmare before Christmas), raffinate le labels, “curate” da Adam B. Forman, noto illustratore americano, che ha lavorato anche con Zach Snyder nel film 300. Ampio ed articolato il range produttivo, con quattro birre disponibili tutto l’anno (Oro de Calabaza, La Roya, Calabaza Blanca e Bam Biere) e dieci birre stagionali, assieme ad altre numerose (oltre una ventina) produzioni “occasionali”

  • Kuhnhenn Brewing

    Kuhnhenn Brewery di Warren, nel Michigan, aperta ufficialmente nel 2001 (anche se l’ ”azienda” era stata imbastita già nel 1998), diventata nel 2006 l’attività principale di Bret ed Eric Kuhnhenn, i due fratelli proprietari della brewery. Prima gestiscono un negozio di ferramenta, poi si incuriosiscono, da homebrewers, del magico mondo della birrificazione, fanno un ulteriore step diventando anche rivenditori di materiale per hombrewer all’interno del proprio negozio. Infine il salto definitivo, dopo cinque anni di attività parallela (birrai e negozianti).

  • Le Trou du diable...

    “Il buco del diavolo”  (Le Trou du Diable) è il nome dato ad una serie di rapide del fiume Saint-Maurice che  - si dice – sembrano precipitare così in basso da arrivare all’inferno; lo stesso nome viene utilizzato da André Trudel e Issac Tremblay per  il brewpub aperto nel 2005 a Shawinigan, cittadina industriale del Québec a 150 chilometri da Montreal. Dei due è André  - ex homebrewer -  ad occuparsi della produzione, con Issac nel ruolo del “motivatore:  "le sue birre erano così buone e gli dissi che era davvero un peccato che restassero un piccolo segreto casalingo". Col passare del tempo il birrificio ha affinato la sua produzione spingendosi sempre di più nel territorio degli affinamenti in botte e delle fermentazioni spontaneee, diventando oggi uno dei più apprezzati produttori craft canadesi.

  • Lost Abbey

    The Lost Abbey. Nome affascinante e al contempo misterioso che è già di per sé un programma. Due i personaggi di spicco della scena birraria americana coinvolti: Vince Marsaglia, già proprietario del famoso Pizza Port di Solana Beach, in California, che ha partorito l’idea, e Tomme Arthur, chiave di volta del progetto Lost Abbey e figura “illuminata” della craft beer revolution,che mette l’esperienza produttiva. L’imprinting è fornito da quello stile/non stile che sono le birre d'abbazia belghe, delle quali Vince era rimasto letteralmente innamorato.

    Il birrificio è in realtà un binomio: Lost Abbey / Port Brewing Company. Si tratta quindi di due distinti marchi, di proprietà comune ma con orientamenti diversi: Lost Abbey si ispira alle birre d’abbazia, dal look raffinato, dotate di tappi di sughero, alcune delle quali affinate in botte, mentre Port Brewing mantiene un “basso profilo”, dedicandosi a birre di più semplice fruizione, maggiormente affini alla birrificazione made in USA.

  • Lost Coast Brewing co.

    Non è tra i birrifici californiani più famosi la Lost Coast Brewery, con sede ad Eureka, circa 450 chilometri a nord di San Francisco e non lontana dal confine di stato con l'Oregon. Quel tratto di costa della California del Nord prende appunto il nome di "Lost Coast" (Costa Perduta), a causa di un massiccio calo della popolazione avvenuto negli anni '30. La sua conformazione geologica (montagne che si gettano direttamente nel mare) ha infatti impedito la costruzione di qualsiasi tipo di strada a scorrimento rapido ed ha quindi reso la zona abbastanza isolata rispetto al resto della California. Persino la famosa California Pacific Highway, che doveva in origine costeggiare tutta la California da San Diego all'Oregon, è stata alla fine fatta transitare verso l'interno. Ma l'altra particolarità del birrificio Lost Coast è l'essere guidato da due donne: Barbara Groom e Wandy Pound l'hanno fondato nel 1990, dopo aver acquistato e ristrutturato un vecchio edificio in legno (il Pythian Castle) risalente al 1892; la loro ispirazione viene dall'Inghilterra ed ai suoi pub, che hanno visitato con grande attenzione primi di iniziare la loro avventura californiana. Nel 2005 si è reso necessario un trasloco in spazi più ampi, poco lontano, per installare impianti più capienti che hanno permesso nel 2009 di abbattere il numero dei 50.000 barili per anno.

  • Port Brewing

    San Diego (California) e dintorni sono recentemente diventati una specie di “mecca” per tutti gli appassionati di birra artigianale. Una scena che vive un eccezionale fermento grazie alle ottime produzioni di birrifici come Stone, Ballast Point, Pizza Port, AleSmith e Lost Abbey/Port Brewing, solamente per citare i più noti. Territorio praticamente privo di storia brassicola sul quale i nuovi birrifici, liberi da ogni legame col passato, hanno dato da subito prova di una grande capacità di sperimentare producendo birre di qualità elevata ed anche estreme come i cosiddetti “hop monsters”, vere e proprie “bombe” ultra luppolate (spesso oltre i 100 IBU).

  • Prairie

    Nel mondo dei professionisti entrano da una sorta di ingresso secondario: non con impianti propri, ma con la formula del "beer firm". Trovano casa alla Choc Beer di Krebs, Oklahoma, dove producono tutte le loro birre; il sito internet è molto curato, le etichette (disegnate da Colin, che si occupa anche di marketing) sono davvero molto belle, ma alla Prairie sono abbastanza avari nel fornire informazioni storiche sul loro passato. Chase, il birraio, ha una passato alla COOP Ale Works ed alla Redbud  (entrambe in Oklahoma). E' proprio alla Redbud che si fa conoscere, sperimentando con i lieviti da vino, da champagne e quelli "selvaggi"; la Redbud oggi non esiste più, ma è con una birra chiamata Cuvee Three che Chase Healey attira l'attenzione dell'importante distributore Shelton Brothers. Una volta nato il marchio Prairie Artisan Ales, i fratelli Healey firmano subito un contratto per la distribuzione in molti stati americani e per l'esportazione all'estero. Il successo garantisce i fondi necessari per la pianificazione del proprio birrificio, e l'inaugurazione avviene a dicembre 2013, alla porta di Tulsa; il focus è quello degli affinamenti e degli invecchiamenti in botte.

  • Rogue

    Rogue è un birrificio artigianale americano fondato nel 1988 in Oregon. Produttore di una vasta varietà di Ale ognuna con un forte carattere!
    Vincitrice di innumerevoli premi nazionali ed internazionali, Rogue è un punto saldo per provare i sapori americani.

  • Sierra Nevada

    La Sierra Nevada Brewing Company è un'industria della birra americana fondata nel 1979 da Ken Grossman e Paul Camusi (quest'ultimo è andato in pensione e nel 1998 ha venduto le sue azioni a Grossman). Commercializzano birre dal febbraio 1981 a Chico, in California.

    Si tratta della seconda più grande industria della birra artigianale negli Stati Uniti, dietro la Boston Beer Company, con circa 600.000 barili all'anno, cioè circa 510.000 ettolitri. Il suo prodotto di spicco è la birra Pale Ale, ma produce anche birre di stagione.

    Il proprietario della fabbrica di birra è Steve Dressler dal 1983, quando l'industria della birra ebbe un calo e produceva 25 a 30 barili alla settimana. Anche se la Sierra Nevada è a volte designata come una piccola fabbrica, il volume della sua produzione annuale è ormai nella categoria dei fabbricanti di birra artigianale più grossi.

  • Smuttynose

    La mente e il cuore della birreria è Peter Egelston, che l’ha aperta nel 1994 in una partnership con l’Ipswich Brewery (ora Mercury Brewing Company), diventandone ben presto l’unico proprietario. Ma era partito ancor più da lontano, nel 1987, quando, assieme alla sorella Janet, aprì il suo primo brewpub a Northampton, nel Massachussets. Adesso la sorella è rimasta proprietaria del brewpub di Northampton, mentre Peter è proprietario sia della Smuttynose che della “sorella” Portsmouth Brewing Co., un brewpub che sta dalla parte opposta di Portsmouth rispetto alla Smuttynose. Storia complicata, come spesso succede negli USA , ma una storia di successo, comunque: per 15 anni è stata la parte-brewpub (Portsmouth Brewing) a tirare la carretta, in quanto ad introiti, adesso è la Smuttynose che ha fatto il botto. Nel 2009 ha venduto birra per 5,7 milioni di dollari (il 20% in più rispetto al 2008), e il 2010 si è archiviato con un ulteriore aumento del 30% sull’anno precedente. Un così grande progresso ha messo un po’ in crisi la proprietà: i 24.000 metri quadri del birrificio non sono più sufficienti, e Peter aspetta con impazienza di lavorare a pieno ritmo per la costruzione del nuovo birrificio da 42.000 metri quadri, la cui apertura era prevista per il 2012.

  • Southern Tier

    Southern Tier Brewing Company di Lakewood, New York, aperta da Phineas DeMink e Allen (Skyp) Yahn, dopo l'acquisto di tutta l'attrezzatura di un vecchio birrificio, ormai in disuso, la Old Saddleback Brewing Co. di Pittsfield, nel vicino Massachusetts,e il trasferimento di tutto l'armamentario nella nuova "casa", all'interno del Business Park Stoneman. La produzione vera e propria inizia nel 2003, e la prima espansione commerciale prende il via nel 2005, quando le loro birre si possono già trovare in tutto lo stato di New York. Soprattutto le IPA, prodotte non da subito, che riscuotono presto un enorme gradimento. Da allora la strada commerciale è tutta in discesa: è dell'anno scorso un ulteriore ampliamento dell'impianto (che ha prodotto, a regime, 18.000 barili di birra), progettato per dar vita a birre innovative, di alta qualità, per rispondere ad una clientela sempre più esigente, ma anche "premiante".

  • Stillwater

    Stillwater Artisanal Ale, ovvero Brian Strumke, l'ennesimo birraio che, senza impianti, dice di passare la vita perennemente in viaggio a produrre birre in giro per il mondo. Ex musicista e produttore di musica elettronica, nel 2004 cambia lavoro ed entra nell'ambito dell'Information Technology. Ben presto la noia s'affaccia, e Brian decide di mettere il suo estro creativo al servizio della birra.

  • The Bruery
    Viene fondato nel 2008 da Patrick Rue, un giovane studente di legge che si dilettava con l'homebrewing nel garage della casa che la Santa Clara University aveva dato a lui e a sua moglie Rachel; già da tempo appassionato di "craft beer", si faceva notare per presentarsi alle feste universitarie, dove tutti bevevano le solite lager industriali, con un paio di growler di birra da lui prodotta. Terminati gli studi, Patrick cerca un lavoro in diversi studi legali, senza successo; l'alternativa sarebbe lavorare assieme al padre (un agente immobiliare), ma il sogno che inizia ad ossessionarlo sempre di più è quello di aprire un suo birrificio...
    The Bruery  è dunque un birrificio guidato da giovani ragazzi, che nel giro di dodici mesi passa da tre a dodici dipendenti; contrariamente alla maggior parte dei suoi colleghi californiani,  Rue si focalizza soprattutto su birre ispirate dalla tradizione belga, piuttosto che sulle luppolatissime IPA tipiche della West Coast. Il birrificio diviene famoso per produrre saison e soprattutto una serie di birre acide ed invecchiate in botte che diventano (quasi) oggetto di culto, come la Black Tuesday, una imperial stout invecchiata in botti di bourbon che viene prodotta una volta l'anno.
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