Birra Italia

Qui troverai la nostra selezione di birre Italiane suddivise per bottiglie e fusti

Birra Italia Ci sono 90 prodotti.

Sotto-categorie

  • Amiata

    La produzione artigianale della birra è la loro passione.
    Cercano di migliorare costantemente la qualità delle loro birre selezionando le materie prime migliori ed i processi fabbricativi più antichi e più idonei. Amano il loro territorio e cercano di divulgarne la conoscenza attraverso la promozione dei prodotti tipici (inserendoli nelle produzioni, come le castagne IGP che utilizzano per la Bastarda Rossa e le altre birre di questa tipologia), della storia e delle leggende, inserendole nei nomi delle birre (Drago della Selva, Contessa, Aldobrandesca). La produzione si avvale di un acqua particolarmente pura e leggera come quella della sorgente del Fiora, avviene in un ambiente naturale e genuino, lontano dall’inquinamento e dalle industrie. Non microfiltrano e non pastorizzano le birre, che sono vive in quanto mantengono inalterati i profumi ed i sapori di una birra autentica e genuina.

                                                                                      

  • Baladin

    Il birrificio Baladin nasce come brewpub (produzione e mescita diretta) nel 1996 a Piozzo, piccolo paese nelle Langhe in provincia di Cuneo, per opera del suo fondatore e mastro birraio Teo Musso.

    Il primo impianto, autoprodotto in Belgio da Teo con l’amico Jean-Luis Dits della Brasserie à Vapeur (Pipaix – Belgio) e installato in un garage “occupato” quasi abusivamente a fianco della birreria, era stato realizzato utilizzando delle vasche per la lavorazione del latte.

     

    Inizialmente erano poche le birre prodotte e servite solo alla spina. Però, già l’anno successivo all’apertura del birrificio, Teo pensa alla bottiglia e alle nuove ricette che oggi sono oltre 30 (al momento della lettura saranno ben di più sicuramente..). Da subito l’obiettivo è stato quello di produrre una birra caratterizzata sia nel gusto che nell’immagine con lo scopo di imporsi nel mondo della ristorazione e della gastronomia italiana e, oggi, anche estera.

     

    I primi passi

     

    Dopo pochi anni dal suo avvio , la cantina di fermentazione del mosto (in pratica il luogo dove si trovano i fermentatori) richiese un ampliamento grazie ai primi successi commerciali. Non potendo trasferire l’intero impianto per evitare un problema di identità al neonato brewpub, Teo decise di riadattare un ex pollaio di proprietà dei sui genitori e per trasferire il mosto decise addirittura di creare un birrodotto, un condotto di 300 metri che univa la sala cottura alla cantina appunto.

    Successivamente ci fu il trasferimento integrale dell’impianto nel “pollaio” e il suo adeguamento, in termini di capacità produttiva dai 5 ettolitri iniziali a ben 10 ettolitri. In realtà il successo di Baladin richiese, poco dopo, un impianto decisamente più grande che consentisse cotte da 25 ettolitri (nota: ogni impianto è stato costruito su specifiche di Teo giusto per non perdere l’abitudine del fai da te “ingegneristico” e per adattare alle esigenze di un birrificio artigianale di cui esisteva in Italia poca scuola).

     

    Divenne poi stretto anche il pollaio e si rese necessario il trasferimento in una struttura più grande. L’occasione si presentò con la disponibilità di una ex fabbrica di serramenti in alluminio di circa 2.600 metri quadrati ai piedi della collina di Piozzo, nel comune attiguo di Farigliano. L’idea era quella di non costruire nulla di nuovo ma di ristrutturare con lo scopo di evitare di occupare altri spazi verdi.

     

    Un birrificio agricolo, attento ai valori etici, sociali e ambientali

     

    Da gennaio 2012 Baladin è divenuto un birrificio agricolo con lo scopo di assumersi la responsabilità dell’intero ciclo di produzione delle proprie birre, partendo, ovviamente, dalla terra e dalle materie prime che da essa vengono generate. L’obiettivo finale, perseguibile attraverso la produzione e vendita delle birre Baladin è di sostenere completamente questo ciclo, producendo non solo ricchezza ma anche valori etici.

    Il malto d’orzo viene prodotto nei terreni in Basilicata mentre parte del luppolo in una piantagione sperimentale in Piemonte in collaborazione con l’Istituto Agrario di Cussanio.

    L’autonomia non è ancora completa ma le prospettive di sviluppo tendono a perseguirla entro pochi anni. Il birrificio agricolo Baladin si sviluppa su di una superficie di 2.600 metri quadrati coperti con una produzione annua di circa 12.000 ettolitri suddivisi tra  30 tipologie di birra. Nell’ottica di divenire il primo birrificio artigianale autonomo al mondo, molta attenzione viene prestata alla ricerca dell’indipendenza energetica. Anche dal punto di vista distributivo la birra viene commercializzata direttamente attraverso una società di distribuzione di proprietà. Il mercato principale è quello italiano ma l’interesse da parte dei distributori stranieri sta stanno rapidamente favorendo la crescita dell’export in tutto il mondo.

  • Birra del Borgo

    Il birrificio Birra del Borgo nasce nel maggio 2005 a Borgorose, 730 metri s.l.m., piccolo paese in provincia di Rieti, al confine tra Lazio ed Abruzzo, nella riserva naturale dei monti della Duchessa. Leonardo di Vincenzo ne è il fondatore e l’anima, la cui competenza ormai è riconosciuta non solo entro i confini nazionali: le sue birre sono infatti già apprezzate, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Danimarca e negli USA.

    La produzione è legata tutta alla alta fermentazione, con rifermentazione in bottiglia, “influenzata” (come afferma Leonardo stesso) dalle tradizioni brassicole inglese e belga, quelle a lui più affini. L’esperienza, se l’è fatta girando per l’Europa; la formazione, oltre che dagli studi in biochimica, gli deriva dalla frequentazione di mastri birrai tedeschi, belgi ed inglesi; la pratica, oltre che dalle prime produzioni casalinghe, dalla sostituzione per un lungo periodo di Mike Murphy, birraio del birrificio romano Starbesse. Produce stabilmente una decina di tipologie a cui si aggiungono altrettante prodotte stagionalmente.

  • Birrificio del Ducato

    Giovanni Campari, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari ed ex homebrewer con alle spalle uno stage di cinque mesi presso il Birrificio Italiano, ed il socio Manuel Piccoli, veterano della logistica e amministratore attento, sono i fondatori del Birrificio del Ducato. Giovanni è il nostro Mastro Birraio, visionario e radicale, è lui l’alchimista che mette la propria anima nelle birre che produciamo; Manuel invece è l’amministratore e l’artigiano dei numeri, con una chiara visione, pragmatica e imprenditoriale. Giovanni e Manuel si incontrarono per caso allo stand di Unionbirrai – associazione che riunisce produttori e appassionati di birra artigianale – presente ad una fiera in provincia di Parma in una fredda e piovosa giornata dell’autunno 2005. Da una chiacchierata nacque l’idea di aprire un microbirrificio. «Questa idea sembrava qualcosa di folle e assurdo per le persone che conoscevamo, persino le nostre famiglie erano scettiche e un po’ preoccupate. Se a quel tempo qualcuno ci avesse raccontato tutto quello che sarebbe successo in questi pochi anni, certamente non gli avremmo creduto» ricorda Giovanni. E Manuel aggiunge: «Ricordo che il proprietario del capannone che avevamo deciso di prendere in affitto era preoccupato: con un’idea così strampalata temeva che non saremmo durati molto, per questo era restio a stipulare il contratto; ci sono volute settimane di persuasione per riuscire a convincerlo. In pochissimi ci presero sul serio, perciò abbiamo dovuto fare conto sulle nostre sole forze». Il luogo dove tutto è cominciato è Roncole Verdi, paese natale di Giuseppe Verdi e giacimento gastronomico della Bassa parmense. Il periodo precedente all’apertura è molto impegnativo, si lavora sodo per più di sei mesi per preparare il birrificio, senza sosta, sette giorni su sette, fino a cento ore a settimana. Ma l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla pachidermica burocrazia italiana: a fine novembre 2006 è tutto pronto, tuttavia l’autorizzazione per produrre ancora non viene concessa. Tutto parte ufficialmente il 27 marzo 2007, nel neonato birrificio le prime birre prodotte sono Viaemilia e A.F.O. e Giovanni è l’unico lavoratore nella produzione. Prima della fine dell’anno vedono la luce anche New Morning, Sally Brown, Winterlude, Chimera, Verdi Imperial Stout e Krampus.

  • Birrificio Italiano

    Tra i sei birrifici che aprendo nel 1996 diedero vita al movimento della birra artigianale, uno dei più affermati è sicuramente il Birrificio Italiano. Era il 23 dicembre 1994, quando la Camera di Commercio registrava una nuova società, il Nuovo Birrificio Italiano srl, formata da ben 11 soci. Capita così che a Lurago Marinone, in un bell’edificio dal sapore antico, viene posizionato un impianto da 200 litri e quattro maturatori da 400 litri, oltre a tre fermentatori aperti, acquistati di seconda mano dalla Poretti (che li usava per gli starter!). Soltanto però nell’aprile del 1996 viene prodotta la prima birra, la Tipopils, una birra di bassa fermentazione, un tributo alle pils, che con il tempo diventerà un must a livello mondiale.

    Il ’97 è l’anno in cui Agostino Arioli, il birraio, conosce Kuaska, noto degustatore italiano, con il quale inizia una collaborazione fruttuosa. Il suo orizzonte birrario si allarga ulteriormente, grazie anche ai contatti sempre più stretti con altri “pionieri” come Teo Musso del “Le Baladin”, Guido Taraschi (Centrale della Birra) e poi ancora Enrico Borio, (Beba), Stefano Sausa (Vecchio Birrario) e Davide Sangiorgi (Lambrate). Si crea così un gruppo di amici-birrai che di lì a poco avrebbe fondato Unionbirra, subito dopo ribattezzata Unionbirrai.

    Nel 2002 il birraio Andrea Bravi, oggi al Birrificio di Como, entra nella squadra e la produzione continua a migliorare, la Rossoscura, la seconda birra prodotta, va in pensione, sostituita da un’altra rossa molto più beverina e elegante: la Bibock. Arrivano poi l’Amber Shock, la Negra, la Prima e infine la Cassissona. Dopo una visita alla  birreria di Sohenstetten, Baden-Württemberg, e l’assaggio delle loro Weizen, nasce la VùDù.  Nel ‘99 arriva Maurizio Folli, oggi tra i soci, a dar manforte ad una produzione in netta crescita.  Il consumo di birra aumenta e nel 2000 il tino di cottura si allarga a 700l per poi lasciare il posto, nel 2005, ad una sala cottura di 20 ettolitri. I cambiamenti danno inizio ad una serie di problemi qualitativi che spingono il Birrificio Italiano ad affrontare l’impegnativa sfida alla stabilità e al controllo costante delle proprie birre, vinta grazie anche all’esperienza maturata da Agostino in alcuni corsi sostenuti negli Stati Uniti e all’acquisto di nuovi strumenti di monitoraggio. E’ il salto definitivo che porta il birrificio ad essere apprezzato in Italia quanto all’estero, dove ottiene prestigiosi riconoscimenti in alcuni concorsi internazionali, come la medaglia d’oro alla Vùdù al World Beer Cup nel 2010 o i due riconoscimenti conquistati all’European Beer Star.

  • Birrificio Pontino

    Quella del Birrificio Pontino è una realtà abbastanza recente (2011), ma la passione dei suoi birrai, Matteo, Stefano, Davide, Gianni (cui è successivamente subentrato Egidio), nasce molto tempo prima, tra le strade di Roma, quartiere Trastevere per la precisione, punto di passaggio obbligatorio per ogni amante della birra. Perennemente assetati di (buona) birra un bel giorno, complice l’esigenza di soddisfare i loro primari bisogni, i quattro decidono che è il momento di passare dall’essere consumatori a produttori, fondando a Latina il Birrificio Pontino, impiegando inizialmente l’impianto del Birrificio L’Olmaia.

    Ma la svolta arriva in occasione della crociera “birraria” chiamata Un Mare di Birra, evento organizzato per celebrare il compleanno del Macche, celebre locale birrario proprio del quartiere Trastevere. Il viaggio, già di per sè sorprendente, diventa illuminante grazie all’incontro col birraio Mike Murphy della Lervig Aktiebryggeri (qui l’interessante storia di questo birraio cosmopolita). All’amicizia col birraio segue l’invito nella sua birreria, in Norvegia. Sarà proprio l’esperienza diretta sul campo a rappresentare il battesimo di fuoco per questi giovani e, allora, ancora inesperti birrai.

    Introduzione doverosa, ma ora passiamo ai fatti. Il motivo per il quale ho voluto parlare del Birrificio Pontino sono le mirabolanti etichette. Le birre, attualmente otto, sono prevalentemente di ispirazione americana, tutte ad alta fermentazione.

  • Brewfist

    BrewFist nasce nel 2010 dalla passione per la birra.

    Il progetto si basa sul produrre birre originali, di grande bevibilità e qualità.
    BrewFist è sempre alla ricerca di nuovi ingredienti, nuove tecniche e nuove idee...

    Con un grande obiettivo: More Beer, More People...

  • Canediguerra

    Coacervo tutto alessandrino, avvalorato dall’esperienza ormai decennale del birraio Alessio “Allo” Gatti, il birrificio CANEDIGUERRA è nato ad inizio 2015 proprio nel centro del capoluogo di provincia piemontese, in un vecchio stabile industriale largamente in disuso. Immagine lineare, come del resto lo è la filosofia brassicola: CANEDIGUERRA propone ricette tradizionali, rispettose dei canoni stilistici di riferimento, non filtrate né ovviamente pastorizzate, prodotte utilizzando le migliori tecnologie di processo e di controllo qualità disponibili nel settore.

  • CR/AK

    Amano le birre luppolate e vogliono berle giovani, al massimo della loro forma.
    Conoscono “l’età” delle nostre birre e vogliono farla conoscere anche
    a chi ci beve alla spina.
    Per questo motivo ogni singolo fusto avrà la propria carta d’identità, un medaglione timbrato a mano con la
    data di infustamento e nel retro quella di scadenza.
    Chiedono di aiutarli a realizzare questo progetto, “CRAK fresh”, cambiando medaglione ogni volta
    che servirai un nuovo fusto con data di infustamento diversa dal precedente.
    Il vecchio medaglione puoi anche riciclarlo come sottobicchiere.
    Sono sempre a vostra disposizione. Lavorano assieme per poter servire una birra perfetta
    che possa soddisfare anche il cliente più esigente.
    Conserva i fusti e le bottiglie al fresco e al riparo dalla luce per mantenere più a lungo la
    fragranza e la freschezza delle birre. 

    Cucinano CR/AK.
    Hanno fondato il birrificio non convenzionale CR/AK in un periodo in cui l'industria propina brodaglie imbevibili.
    Disobbediscono agli schemi e si ribellano alla monotonia. Producono birre anticonformiste che osano abbinare
    ingredienti inusuali a massicce dosi di luppolo, ma con un chiodo fisso: equilibrio e pulizia.
    Hanno acquistato una sala cottura da tre tini, capace di cuocere fino a 4000 litri per volta. Una cantina con capacità 20
    mila litri al mese, ma prevedono investimenti che  portino a raddoppiare questa capacità entro fine anno.
    Hanno anche automatizzato il processo di imbottigliamento acquistando un’etichettatrice ed un’imbottigliatrice
    isobarica automatica ad 8 teste, capace di imbottigliare fino a 2000 bottiglie/ora. Per l’infustamento si sono dotati di
    un’infustatrice automatica per il lavaggio, l’igienizzazione e il riempimento dei fusti. Questi sono stati due investimenti
    molto importanti per il  birrificio, ma saranno fondamentali per garantire qualità e stabilità alle birre.
    Una volta confezionata, la birra viene stoccata in una cella frigo capace di contenere e mantenere a temperatura
    costante, 4/6°C, 72.000 litri.
    La rivoluzione è possibile solo condividendo tutto questo con voi ai quali scorre luppolo nelle vene come scorre a loro.

  • Eastside Brewing

    Il cammino di Eastside Brewing inizia dopo una lunga serie di esperienze e sperimentazioni che nel tempo li hanno portati ad amare e creare birre dalla forte connotazione aromatica.
    L'amore per la tradizione unito alla voglia di sperimentare nuovi ingredienti e tecniche di produzione, ma soprattutto la ferma volontà di essere originali, è evidente in tutte le loro birre che verranno prodotte sia con il metodo dell‘ alta che della bassa fermentazione e poi rifermentate naturalmente sia in bottiglia che in fusto.
    L'intento è quello di far conoscere i prodotti diffondendo nel contempo l'amore per la birra artigianale anche in quei luoghi in cui il vino è sempre stato padrone incontrastato.

    L'utilizzo di materie prime selezionate, il monitoraggio del processo produttivo (a cui viene dato tutto il tempo necessario sia in fase di fermentazione che maturazione) e l'attenzione a tutti i particolari, che dovranno far distinguere le birre dalla massa di nuove proposte, sarà un omaggio e segno di rispetto per questa bevanda millenaria.

    https://lh3.googleusercontent.com/-8NWmt-2h608/VdHBDGLd0uI/AAAAAAAAJZs/ILuCidOUc8k/s250-c-k-no/

  • Extraomnes
    Tra i molti birrifici che aprono a ritmo incessante in Italia, c’è un nome che recentemente ha attirato l’interesse di tantissimi appassionati: Extraomnes. Sarebbe inutile nascondere che gran parte della curiosità che aleggia intorno a questo produttore deriva dalla presenza, all’interno del suo staff, di Luigi D’Amelio, meglio conosciuto come Schigi. Esponente di lungo corso del movimento birrario nazionale, Schigi è conosciuto per le sue posizioni radicali, soprattutto nei confronti di alcuni aspetti del settore artigianale italiano.
  • Hammer
    Il suo nome è “Hammer”ed è l'ultima creatura venuta alla luce in una terra, la Bergamasca, già molto prolifica sul fronte della birra artigianale.
    Ad affinarne tutti i dettagli (in questi giorni affaccendato fra fornitori di materie prime, etichettature, malti, luppoli e birre di prova), in cabina di regia, Marco Valeriani, classe 1981, medese cresciuto a Seregno, che in Brianza s'è affermato negli ultimi anni, insieme a Enrico Dosoli e Marco Rubelli, al birrificio “Menaresta” di Carate Brianza, dove ha firmato birre pluripremiate del calibro della “Due di picche” e della “Verguenza”, per intenderci.
    La proprietà di “Hammer”, Fausto e Roberto Brigati, ha scelto lui per una sfida imprenditoriale ambiziosa: una superficie produttiva che si sviluppa su ben 1300 metri quadrati sulla quale trovano spazio una sala cottura da 20 ettolitri dotata delle più moderne automazioni, cinque fermentatori con serbatoi da 2500 litri ed uno da 5mila (per iniziare), una linea d'imbottigliamento a pressione isobarica, un impianto di depurazione per ottenere esattamente l'acqua con le caratteristiche desiderate per ogni tipo di birra, celle per lo stoccaggio della produzione e via dicendo.
  • Lariano

    Tutto nasce dalla passione iniziale per la birra artigianale, fatta in casa per hobby. Due Amici ed ora diventati soci dell’azienda, Fulvio ed Emanuele, per lunghi anni hanno coltivato la loro passione nel farsi la birra nelle rispettive case. Le passioni portano alle sperimentazioni. Successivamente siamo entrati nel circuito degli homebrewer, frequentando anche quando era possibile i concorsi sulle autoproduzioni di birra. L’idea di concretizzare questa passione inizialmente era latente ma via via che il tempo passava diventava sempre più visibile la possibilità che diventasse realtà. E così poco dopo è iniziato lo studio di fattibilità per la creazione di una nuova impresa. L’idea iniziale si è concretizzata esattamente nel maggio del 2008, per essere più precisi il 19 maggio con la produzione della prima cotta di birra “in stile pils”.

  • LoverBeer

    LoverBeer nasce dall’amore di Valter Loverier, il birraio, per la birra. Tutto ebbe inizio quando nel 2000, per regalo di compleanno, ricevette il suo primo fermentatore. L’esperienza dell’homebrewing lo avvicinò, anche come bevitore, alla birra di qualità, rivoluzionando e ampliando il suo concetto di birra. I primi esperimenti casalinghi raccolsero ampio consenso, non solo tra amici e consumatori occasionali, ma anche tra gli esperti del settore. Giudizi positivi e applausi spinsero Valter nell’ottobre del 2009 a saltare nel professionismo. Immutata rimase la sua filosofia: la ricerca di un prodotto di qualità, capace di coniugare tradizione e territorio. Nascono così birre contraddistinte da forte personalità, ispirate a stili antichi ma originali per l’utilizzo di materie prime locali come l’uva Freisa della Collina Torinese, l’uva Barbera d’Alba o la susina damaschina “Ramassin” della Valle Bronda (presidio Slow Food).

  • Menaresta

    Il Birrificio Menaresta sorge in un’ex area industriale nei pressi del centro di Carate Brianza, una decina di km a nord di Monza. Attivo in Brianza dal settembre 2007, ha un impianto da 6hl con il quale produce birre ben congeniate, riconoscibili e sempre facili da bere. Il nome deriva dalla sorgente del Lambro. Il logo riproduce la sperada, tipica acconciatura femminile in uso in Brianza fino all’inizio del ‘900, ornamento che le spose indossavano il giorno del matrimonio e che univa trasversalmente la gente di ogni estrazione sociale. Menaresta nasce dalla passione di Enrico Dosoli che ama definirsi birré e paisan (birraio e contadino), Marco Valeriani, birraio e tecnologo, e Marco Rubelli, commerciale. Tutte le birre sono non pastorizzate e non filtrate, prodotte con il metodo dell’alta fermentazione e rifermentate in fusto e bottiglia.

     


  • Montegioco

    Il Birrificio Montegioco prende il nome dall’omonimo paese della Val Grue, a pochi chilometri da Tortona, antica terra di confine tra Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna. L’avventura comincia nella primavera del 2005 quando in vecchio magazzino viene trasformato in un moderno microbirrificio.

    Riccardo Franzosi è l'artefice di tutto questo, la passione per la birra lo ha spinto a iniziare come homebrewer per puro piacere personale ed ha successivamente scelto di trasformare questa passione in un ero e proprio lavoro. Oggi le nostre produzioni si possono degustare in alcuni Paesi europei così come negli Stati Uniti, dove vengono molto apprezzate birre speciali caratterizzate da un forte legame con il territorio dei Colli Tortonesi. Sono esempi di rilievo la Quarta Runa, prodotta con l’utilizzo della rinomata Pesca di Volpedo, la Garbagnina che vede spiccare tra i propri ingredienti la ciliegia Bella di Garbagna (presidio Slow Food), e la Tibir, una birra spumante all’uva Timorasso. Questo legame trova conferme anche mediante l’utilizzo di spezie come il coriandolo e la salvia sclarea coltivate nei terreni adiacenti il birrificio.

  • No Tomorrow Craft Beer

    Giovani, giovanissimi, appena nati. Come birrificio, non certo come età. Sporchi, brutti e pure un po' incazzosi. Tre birrai e un esperto di comunicazione, due bresciani e due bergamaschi, appassionati e consumatori di birra da almeno una decina d'anni e sempre intenzionati a creare una nuova realtà produttiva-distributiva. Che sia diversa dalle altre, come differenti saranno le nostre birre, che promettono di essere irriverenti, sempre al limite tra scherno e facezia, tentando di non prestare mai il fianco a eventuali critiche, se non per il comportamento fuori dagli schemi che, causa ingordigia d'attenzione e smisurata ambizione. L'idea Pogue Mahone - traduzione necessariamente volgare, dal gaelico - nasce negli ultimi mesi del 2014,raggiungendo standard qualitativi altissimi, utilizzando malti e luppoli di primissima scelta. La società vede la luce però a giugno 2015. Attualmente non possiedono un birrificio di proprietà, ma hanno la possibilità di accedere a un impianto da 1500 litri dove i birrai firmeranno i progetti ed eseguiranno materialmente tutte le fasi della produzione. Non si può quindi chiamare beer firm, termine improprio per giudicare una realtà come questa, quasi rivoluzionaria nel suo insieme.

  • Retorto

    Il birrificio Retorto e' una realta' produttiva piacentina sorta grazie alla volonta' del birraio Marcello Ceresa. Laureato in Tecnologie alimentari presso l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e con pluriennale esperienza nella filiera agroalimentare, si specializza nel settore birrario presso varie aziende della zona. L'idea di avviare un proprio stabilimento prende forma durante l'anno 2011 in cui la societa', partecipata dai fratelli Monica e Davide, viene creata. Il nome richiama la toponomastica della valle e rappresenta un mondo fantastico in cui le singole birre costituiscono i figuranti. Durante l'inverno 2011/2012 viene allestita la sede sia per quel che riguarda gli impianti produttivi, che contano su una sala cottura con capacita' di 1200 litri, sia per l'area destinata alla vendita al dettaglio di bottiglie e fusti.


  • Ritual Lab

    Le birre Ritual Lab sono frutto di ricerca e sperimentazione mantenendo le proprie radici nella tradizione. Le materie prime di massima qualità provenienti da tutto il  mondo e l’assenza di additivi di alcun tipo ne di conservanti regalano al prodotto finito un profilo di alta qualità sotto tutti gli aspetti organolettici. La birra dopo il processo di fermentazione  ed il successivo imbottigliamento matura in condizioni ottimali a temperatura controllata sino a raggiungere l’apice del  profilo gusto-olfattivo.

    Il Ritual Lab si occupa di diversi aspetti che riguardano il mondo brassicolo:

    La sperimentazione  vera e propria sotto tutte le sue sfaccettature nella produzione della birra, la creazione di nuove ricette la sperimentazione di differenti metodi di produzione, maturazione e gestione di questa fantastica bevanda.

    La coltivazione del luppolo  che gli permette di studiare e testare l’utilizzo di questa essenziale pianta nonché  la possibilità di beneficiare della freschezza di un prodotto privo di qualsiasi trattamento industriale.

  • Rurale

    Un giorno ad un corso di cultura birraria presso il birrificio Italiano di Lurago Marinone, cinque homebrewers stringono amicizia e cominciano a condividere la loro passione degustando insieme, finché dieci anni più tardi, nel 2009, decidono di aprire un birrificio. Convinti che la birra sia un prodotto della terra, si mettono alla ricerca di un contesto rurale dove cominciare la produzione, e trovano un silos nella campagna di Certosa di Pavia che in maniera molto originale adattano a birrificio. Questa è la trama, visti i connotati romanzeschi, della nascita del Birrificio Rurale dove i protagonisti sono: Beppe Serafini, Silvio Coppelli, Lorenzo Guarino, Stefano Carnelli e Marco Caccia. Nel loro impianto da 7hl dislocato in maniera verticale lungo il silos, (mulino al secondo piano, ammostamento e cottura al primo, fermentazione al piano terra) producono tre birre: Seta, una blanche di 5 gradi alcolici, Milady, una strong bitter e la Terzo Miglio, un american pale ale vincitrice al Premio Birra dell'Anno 2010.

  • San Gimignano

    Il Birrificio San Gimignano è un progetto che nasce da una consapevolezza: produrre una birra di qualità significa avviarsi su un cammino creativo, come quello di un pellegrino. Gli elementi a disposizione sono tanti: le materie prime, certo, ma anche i processi e le tecnologie. Usiamo materie prime agricole prodotte nelle splendide Terre di Siena. E le lavoriamo in una sala cottura a fiamma diretta, come da tradizione. Tutte le fasi della lavorazione, poi, sono a controllo di temperatura, dalla fermentazione alla maturazione in bottiglia. Questa attenzione ci permette di ottenere un prodotto costante, ma anche di controllare molti aspetti del gusto della birra, che sono determinati dalla temperatura. Ma non impieghiamo nessun tipo di additivo, né naturale, né di sintesi, e non filtriamo né pastorizziamo la birra. Sarebbe la via più facile e veloce, ma preferiamo preservare la genuinità delle nostre materie prime biologiche. Nel vostro bicchiere arriva un prodotto ottenuto lentamente e naturalmente, perché la birra è un viaggio a piccoli sorsi.

  • Scarampola

    Passione, curiosità, estro e pazienza animano questo birrificio artigianale e rendono Maurizio, il suo titolare, un attento e critico ricercatore della miscela perfetta. Gli ingredienti sono pochi e semplici, per questo motivo è fondamentale scegliere materie prime eccellenti e conoscerne a fondo le proprietà. Diventare birraio è stata una scelta molto tempo prima che questo mestiere diventasse una moda, un cammino maturato nella ricerca e nello studio, tuttora in continuo divenire.

    Maurizio lavora da sempre nel settore della ristorazione che lo porta per 5 anni in Inghilterra. Lì conosce la responsabile della Best Guide Pub in England e la accompagna nella ricerca dei locali più interessanti da recensire. In questo modo si avvicina al mondo della birra prodotta artigianalmente e ne rimane affascinato. Tornato in Italia nel 2001, decide di assecondare e alimentare questa passione lavorando presso il birrificio Baladin di Piozzo (CN), in virtù dell'amicizia con il suo titolare, Teo Musso.

    Nello stesso periodo, a Cairo Montenotte, Maurizio apre L'Osteria del Vino Cattivo e, dopo un anno, il proprio birrificio all'interno di Palazzo Scarampi (da cui deriva appunto il nome Scarampola). Lì rimane per circa tre anni e mezzo fino al suo trasferimento alla Abbazia di Santo Stefano a Millesimo, dove trasforma l'antica falegnameria e stalla in un suggestivo laboratorio di birra artigianale.

    Nel 2009 nasce la collaborazione con Terme Vallechiara, un connubio volto al potenziamento di due aziende locali che vogliono porsi come esempio positivo per la valorizzazione delle eccellenze del territorio. Tutte le birre Scarampola, realizzate con acqua microbiologicamente pura che sgorga dalle Alpi marittime, rappresentano per il consumatore l'opportunità e lo stimolo a scegliere un prodotto locale. In questo modo è possibile alimentare un circolo economico virtuoso che porti a un consumo consapevole e sano.

  • Toccalmatto

    Birra Toccalmatto  ha iniziato le sue produzioni a Fidenza nell'Ottobre del 2008 con un impianto da 550 Litri per cotta. Si tratta del coronamento del sogno personale del fondatore Bruno Carilli, che dopo varie esperienze manageriali nell'industria alimentare ed in particolare nell'industria birraria, ha maturato l'idea di iniziare a produrre birra artigianale. Dalla passione  per le birre vive di tradizione belga e britannica parte un progetto con altri tre amici, e l'inizio di questa nuova avventura.

  • Vento Forte

    Birrificio realizzato a Bracciano nel 2013 e operativo dal 2014 dopo una lunga storia travagliata. Il progetto

    nasce nella mente di Andrea Dell'Olmo nel 2009 e si concretizza lentamente nel corso degli anni attraverso

    un percorso pieno di ostacoli. Durante gli stessi anni Andrea continua il suo percorso di homebrewer

    sperimentando nuove ricette e affinando IPA e pale ales, le birre che più caratterizzano la produzione

    attuale.

  • Mastino

    Birra Mastino è l'originale birra artigianale, un prodotto di qualità, basato sulla ricerca, sulla passione, sulla volontà di fare e proporre l'arte della birra artigianale.
    L'accuratezza nella selezione delle materie prime, il metodo di produzione e l'alta tecnologia degli impianti, sono i caratteri distintivi di Birra Mastino.
    Una produzione artigianale fatta a regola d'arte, con un'accurata selezione dei malti e dei lieviti e una meticolosa ricerca dei migliori luppoli, consentono a Birra Mastino di presentarsi come la birra artigianale della città di Verona, alla quale si ispira il marchio oltre a tutti i nomi delle birre prodotte.
    Essendo una birra prodotta con metodo artigianale, particolare attenzione viene dedicata alla maturazione della birra che avviene in serbatoi orizzontali per renderla pulita, stabile e limpida senza bisogno della filtrazione.

    Tutte le ricette sono frutto di lunghe ricerche e di continui affinamenti per ottenere delle reinterpretazioni in stile, ma allo stesso tempo originali, delle varie tipologie di birra.
    La filosofia del birrificio Mastino è produrre birra autenticamente artigianale e poter far gustare stili difficilmente reperibili nella grande distribuzione, oltre che divulgare sempre di più l'arte della birra artigianale.
    Passione, ricerca e storia sono la Birra Mastino, una birra che si può decisamente definire … Artigianale Veramente.

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